Dalla parte della Regione

Non c’è nessun obbligo, da parte della Regione Lombardia, a mettere a disposizione medici e strutture per realizzare quella sospensione dell’alimentazione e dell’idratazione di Eluana Englaro chiesta da suo padre e avallata da una Corte d’appello.
4 SET 08
Ultimo aggiornamento: 21:50 | 22 AGO 20
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Non c’è nessun obbligo, da parte della Regione Lombardia, a mettere a disposizione medici e strutture per realizzare quella sospensione dell’alimentazione e dell’idratazione di Eluana Englaro chiesta da suo padre e avallata da una Corte d’appello. Non solo, ma “il personale sanitario che procedesse, in una delle strutture del servizio sanitario, alla sospensione dell’idratazione e alimentazione artificiale verrebbe meno ai propri obblighi professionali e di servizio”, anche perché la sentenza della Corte d’appello non soltanto è tuttora oggetto di impugnazione da parte della Procura generale, ma “non contiene un obbligo formale di adempiere a carico di soggetti o enti individuati”.
L’ineccepibile risposta arrivata ieri da parte delle autorità lombarde alla diffida del padre di Eluana Englaro mette in evidenza, se ce ne fosse stato ancora bisogno, l’assurdità umana, giuridica, deontologica di una sentenza di morte comminata da un tribunale civile a una persona in stato vegetativo. Una persona che non è affatto una malata terminale, come sarebbe necessario che fosse per essere accolta da un hospice. Nel quale, inoltre, non avrebbe alcun valore l’indicazione di non nutrirla e non dissetarla, perché anche negli hospice – scrive il direttore generale della sanità lombarda – deve “essere garantita l’assistenza di base che si sostanzia nella nutrizione, idratazione e accudimento delle persone”. Assistenza di base, dunque, puro accudimento, al quale chiunque sia vivo (ed Eluana è viva) ha diritto.